Dopo due giorni ad alta tensione, i mercati - e la Grecia - questa mattina respirano.
Repubblica.it sta seguendo con una diretta l'evolversi della crisi greca. E segnala appunto che la Borsa di Atene è ripartita. Alla grandissima. Mettendo a segno addirittura un +5,5%.
I principali giornali italiani aprono tutti con la crisi greca in prima pagina.
Il Corriere della Sera titola: "Spagna declassata, giù i mercati".
Repubblica apre la sua prima pagina con un titolo molto simile a quello del Corriere: "Cade anche la Spagna, trema l'euro"
La Stampa - quotidiano della Fiat - invece sceglie una nota più ottimista: "Aiuti alla Grecia, sì di Berlino"
"Il Sole 24 ore" punta sui numeri: "Piano di 120 miliardi per Atene", titola in prima pagina il quotidiano di Confindustria.
Il Giornale e il Fatto quotidiano - giornali più "politici" - dedicano meno spazio alla crisi greca. Ma non lesinano sul pedale dell'allarmismo. Titola il Fatto: "La Grecia affonda, la Spagna rischia". Per il Giornale diretto da Vittorio Feltri: "Dopo la Grecia, l'allarme arriva in Spagna".
Anche il Financial Times punta sul rischio contagio. E oggi titola: "Greek fire turns to Spanish fever", ovvero: "Il fuoco greco si trasforma in febbre per la Spagna".
I giornali sono in edicola da poche ore. Ma sono già "invecchiati". Ora è di nuovo tempo dell'ottimismo. Oltre alla Borsa di Atene (+5%), è tornata a crescere anche quella di Madrid. Che a mezzogiorno viaggia sul +2%. E infatti El Paìs - nella sua edizione on line - ora titola: "Los mercados europeos recuperan la calma".
Anche l'Italia tira - dal canto suo - un sospiro di sollievo. Questa mattina è andata in scena una nuova asta di titoli di Stato. Che è andata - contro i pronostici di molti - piuttosto bene.
Da Bloomberg: "“The auction has gone well and on a short-term basis this is definitely a good sign,” said David Schnautz, a fixed-income strategist at Commerzbank AG in Frankfurt. “We had some relief, but overall the question is whether investors will take this as an opportunity to unload inventories. We are still in this political limbo situation, so from that perspective we aren’t yet ready to give the all-clear.”
David Schnautz, strategist di Commerzbank ha spiegato a Bloomberg che "l'asta è andata bene e questo nel breve periodo è un buon segno. Abbiamo avuto un po' di sollievo, ma (...) siamo ancora in una sorta di limbo dal punto di vista politico, quindi da quel punto di vista non siamo ancora pronti per dire che tutto sia chiaro".
Link a Bloomberg:
www.bloomberg.com
Altro commento sull'asta dei titoli di Stato sempre da Bloomberg: “Today’s auction result dismisses investors’ fears over contagion effects on Italy,” Chiara Cremonesi, a fixed-income strategist in London, wrote today in an e-mailed note. “It also confirms our view that the better economic, fiscal and rating outlook for Italy puts it in a favorable positioning among the periphery group. We expect Italy to continue benefiting from this favorable positioning over the next months.”
In pratica - e in italiano - Bloomberg cita il parere di Chiara Cremonesi, fixed-income strategist a Londra. Che dice: "I risultati dell'asta di oggi cacciano le paure degli investitori su un contagio dell'Italia. E ciò conferma la nostra opinione che le migliori prospettive economiche, fiscali e di rating collocano l'Italia in una posizione favorevole tra i Paesi periferici dell'eurozona. Ci aspettiamo che l'Italia continui a beneficiare di questo anche nei prossimi mesi".
Parole di speranza per il nostro Belpaese. Link a Bloomberg:
www.bloomberg.com
Il recupero delle Borse di Atene (+5%, questa mattina) e Madrid (+2%, sempre questa mattina) è ovviamente dovuto all'impegno di Berlino di metterci - alla bisogna - una pezza. Impegno ribadito anche dal governatore della Bundesbank, Axel Weber.
Il direttore della Bundesbank, Axel Weber - in un'intervista al quotidiano tedesco "Bild"; intervista ripresa anche da Reuters - ha detto chiaro e tondo che Atene non può fallire: "Nell'attuale situazione, l'impatto sui mercati finanziari e su altri Stati sarebbe incalcolabile", ha detto Weber. "Il meccanismo di aiuti finanziari collegati a rigide condizioni sono la soluzione migliore per tutte le parti coinvolte". Da Reuters:
it.reuters.com
@Marco,
grazie!
E benvenuto.
mi pare di capire che il default
Pardon, Marco. Volevo dire che io non sarei così assoluto. Diciamo che la situazione è , per usare un eufemismo, "complicata".
Talmente complicata che noi abbiamo rinunciato a seguirla con dei normali post, e ci siamo buttati sulla "diretta". Anche perchè ogni giorno porta la sua pena. E una raffica di notizie anche molto contraddittorie.
A proposito di notizie. Ieri, in notata, è uscito un bel pezzo sul New York Times (http://www.nytimes.com/2010/04/29/business/global/29banks.html?adxnnl=1&pagewanted=2&adxnnlx=1272542493-9TjTh202tQdyP/IeqaiHDw). Pezzo che cerca di spiegare perché la Germania si sia alla fine decisa a mettere mano al portafoglio.
In sostanza secondo il New York Times: le banche tedesche sono esposte sulla Grecia per miliardi di euro (28 miliardi per la precisione). Ed è per salvare le banche che il governo guidato da Angela Merkel si è deciso a pagare. In pratica e al solito: i debiti dei privati sono finiti sulle spalle dello Stato.
@Marco,
già. E ora vengo alla tua domanda. In pochi giorni abbiamo visto e sentito un autentico balletto di cifre. Prima salvare la Grecia doveva costare 45 miliardi di euro. Poi - ieri - i miliardi sono diventati 120 per il Financial Times e 135 per Der Spiegel.
Ma non è finita qui.
Gli economisti di Goldman Sachs e JpMorgan Chase - ieri - sono andati anche oltre. Dicendo che per salvare i paesi del Mediterraneo di miliardi ce ne vorranno
600. Lo ha scritto oggi anche Federico Rampini su Repubblica. Link:
www.repubblica.it
Ma 'sta roba Trichet quante volte l'avrà detta, eh? A me, a volte, fa un po' pena.
Comunque Trichet fa bene a preoccuparsi. Le banche francesi sono le più esposte con la Grecia.
Non voglio fare il cinico a tutti i costi, ma basta leggere l'elenco dei paesi creditori per capire molto meglio le posizioni assunte dai politici.
Per Jean-Claude Trichet (presidente Bce) e Dominique Strauss-Kahn (numero uno del Fondo monetario internazionale), bisogna sganciare. E alla svelta.